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Gli alimenti funzionali per il benessere

Francesca Redazione Biosalus.NET 2159 Alimentazione

Conoscere quello che mangiamo per aver cura di noi stessi

La nutrizione umana è un crocevia in cui si incentrano le problematiche scientifiche e tecnologiche relative agli alimenti e alla nutrizione,

accanto a quelle economiche, sociali, igienico sanitarie, ambientali, culturali ecc., che talvolta tendono a indirizzare la realtà scientifica verso teorie o conclusioni dogmatiche che spesso stravolgono le teorie ed ipotesi degli scienziati e il lavoro degli operatori del settore alimentare a vari livelli.

L’alimento è diventato un oggetto senza storia: spesso non si sa più chi l’abbia prodotto e cosa contenga. I cibi accatastati negli scaffali e nelle celle frigorifere dei supermercati sono sempre più oggetti sconosciuti ai nostri occhi e spesso ipotetici portatori di sostanze nocive per la salute.

Altro grosso problema oggi, è quello di un paesaggio agricolo legato alla produzione del cibo in un contesto industriale composto da monocolture intensive ed estensive di mais, girasole, vigneti… con la riduzione in modo progressivo della biodiversità agro-alimentare regionale e, cosa ancora più grave, con il rischio di modificare le percezioni sensoriali e conseguente regressione sensoriale.

Queste problematiche hanno favorito il nascere di un numero molto elevato di diete, causa di un disorientamento in tutti coloro che si apprestano a sottoporsi a quella che credono sia la dieta più idonea, spesso al solo fine di mantenersi in salute.

La professionalità delle figure sanitarie preposte, permette di gestire con sicurezza le diverse diete specie in presenza di malattie allergiche, di intolleranze alimentari da quelle aspecifiche e con difficoltà diagnostiche, a quelle con evidenze cliniche e laboratoristiche come la celiachia.

In presenza di condizioni oggi sempre più diffuse come l’obesità, specie quella infantile, le malattie-cronico degenerative ad alta incidenza nella popolazione come il diabete, si stima che il 5% della popolazione è diabetica, e la sindrome metabolica, la gestione deve tenere conto in primis degli stili di vita ed essere integrata con diversi specialistici unitamente ad un approccio olistico.

E’ chiaro che se, difficile ma non impossibile, è l’inversione di tendenza delle abitudini di vita dell’uomo contemporaneo, più semplice è il ritorno alla natura che mette a disposizione alimenti come quelli che oggi definiamo “funzionali” o“functionalfoods”.
In realtà questi alimenti anche in epoche passate hanno fatto parte dell’alimentazione umana: basti pensare ai cereali antichi come il farro, l’orzo e l’avena tipici dell’occidentale o a quelli più usati da altre popolazioni come il miglio, la quinoa cereale tipicamente andino, l’amaranto, il grano saraceno ai quali associamo i legumi o lo stesso olio di oliva che da sempre è stato identificato come fonte della salute.

La maggior attenzione che oggi viene rivolta a questi alimenti è dovuta al fatto che, mentre in passato venivano usati a livello alimentare grazie alla loro capacità di fornire energia e quindi calorie, oggi, grazie alle moderne tecnologie, si è visto che in realtà sono funzionali al mantenimento della salute, o di supporto in presenza di condizioni patologiche. Questo grazie alla presenza di molecole attive che si comportano come veri farmaci naturali.

Basti pensare che un chicco di grano integrale, oltre ad apportare beneficio alla salute grazie all’alto contenuto di fibre che permettonodi rallentare l’assorbimento di glucosio ed evitare un picco insulinemico, è una vera e propria fonte di ricchezza, uno scrigno prezioso per la presenza di sali minerali, vitamine, antiossidanti, antinfiammatori ecc.

A questi elementi si aggiungono i beta-glucani presenti maggiormente nell’orzo, che svolgono una vera e propria azione protettiva e preventiva riducendo il livelli di colesterolo e di zuccheri con un effetto sinergico sulla patologia diabetica ed aterosclerotica come è stato dimostrato e divulgato su riviste scientifiche nazionali che internazionali, come su quelle dedicate alla divulgazione pubblica.

Oggi,grazie alla ricerca scientifica che ha permesso di conoscere lo stretto dialogo esistente tra molecole del cibo e DNA si è introdotto il termine di “cibo nutrigenomico” e “nutraceutico” che staad indicare una duplice azione: nutriente e farmacologica. Si parla altresì di "Foodomic”che dà un’idea del nuovo approccio tra cibo e costituzione genetica dell’individuo.

Sappiamo proprio dalla genetica che siamo tutti uguali per il 99%,ma diversi per quella piccola percentuale di DNA oggetto di mutazioni genetiche puntiformi i cosiddetti “SNP” (single nucleotide pholymorphism) che sono compatibili con la vita ma in grado di mettere in evidenza anche specifiche nostre intolleranze per quel dato alimento.

Le conoscenze nutrigenomiche ed in particolare il ritrovamento negli individui di oltre 10 milioni di SNP diversi, stanno aprendo scenari nuovi sia per una dieta personalizzata che possiamo chiamare “Dieta DNA” (da non confondere con le attuali diete) in linea con le caratteristiche genetiche del singolo individuo che per affrontare il problema dell’obesità e delle malattie cardiovascolari. Il vantaggio è quello di avere a disposizione una specie di “impronta digitale su base genetica”. E’ ovvio che quelle fornite dai test sono indicazioni che possono subire modifiche in funzione dell’ambiente di vita e cioè modulazioni epigenetiche.

A cura di Prof.Dott.Franco Canestrari Medico chirurgo e biologo-già Professore Università  di Urbino

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