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Destinazione spiagge assolate? Tintarella sì, ma con qualche precauzione

Barbara Ottaviani 326 Cosmesi

L'abbronzatura è a tutti gli effetti il modo con cui il nostro corpo si difende dal sole. Tutto merito della melanina, un pigmento che viene prodotto quando ci esponiamo al Sole e che ha il compito di proteggerci dai raggi ultravioletti (UV). Quando la nostra pelle comincia a diventare più scura è segno che qualcosa di dannoso ci sta aggredendo e le nostre difese entrano in azione per contrastarlo.

Qualche curiosità sulla pelle

Resistente ed elastica, la pelle costituisce nel complesso uno degli organi più voluminosi del nostro organismo, rappresentando circa il 16% del peso corporeo totale. Il suo spessore è vario: massimo nella pianta del piede (4/5 millimetri) e minimo (circa 0,5 millimetri) nelle palpebre.
Circa il 5% dei raggi viene riflesso, ma il resto penetra nei tessuti e la sua energia inizia a riflettersi sulle cellule. Parte dell'energia viene assorbita da queste ultime, quella che rimane passa agli strati sottostanti dell'epidermide.
dove incontra i melanociti, le cellule che producono la melanina.

La melanina è molto importante per l'equilibrio della pelle; non le dà solo il colore, ma è in grado di assorbire i raggi Uv e quindi di scaricarne l'energia.
Esistono tre tipi di melanina:

  •  quella scura (Eumelanina), che caratterizza le persone brune,
  •  quella rossa (Tricosiderina)
  •  e quella gialla (Feomelanina)

Queste ultime caratterizzano le persone bionde.
Più la melanina è scura, più è in grado di svolgere il suo compito di fotoassorbimento. L’abbronzatura è proprio il risultato di questa operazione di difesa.

Esporsi al sole: come, quando, per quanto tempo

Quando ci si espone al sole, i melanociti producono nuovo pigmento nel giro di 2 o 3 giorni e la pelle si scurisce. L'effetto abbronzatura è subito visibile perché nell'epidermide c'è sempre una piccola scorta di melanina già prodotta, di deposito, che, semplicemente ossidandosi per effetto della radiazione, prende colore. È una prima abbronzatura d’emergenza, poco stabile, che verrà presto sostituita da quella più stabile dovuta alla produzione di nuovo pigmento.
Per inciso, l’eccessiva esposizione ai raggi Uv rimane comunque uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di patologie cutanee, legate alla predisposizione familiare, alla presenza di nevi e lentiggini e al fototipo, (colore degli occhi, dei capelli e tonalità della pelle chiara)
In spiaggia si deve sempre ricorrere alla protezione garantita dalle creme solari, che evitano le scottature. Le creme protettive vanno spalmate prima di esporsi al sole, non quando si è già esposti, e applicate anche nei posti più impensati, come la pianta del piede.

Ecco qualche suggerimento pratico:

  •  Durante i primi giorni di esposizione al sole usare una protezione compresa tra la 30 e la 50. Questa è la prima e importante regola per proteggere la pelle, a prescindere dai nevi. Una pelle protetta è una pelle più sana.

  • Se sentite tirare la pelle indossate un cappello o copritevi con un indumento. Non basta restare sotto l'ombrellone perché i raggi solari penetrano lo stesso, abbronzano e bruciano comunque. Se per esempio sentite le spalle bruciare la cosa migliore è indossare una maglietta e ripararsi da sole.

  • Evitare di prendere il sole quando splende alto, circa dalle 11 alle 16; in questo arco di tempo i raggi solari sono più pericolosi e forti e possono essere responsabili di pericolose ustioni. Meglio preferire l'esposizione quando il sole è più mite, ma non per questo meno abbronzante.

  • Spalmare la crema prima di uscire di casa e non aspettare di essere arrivati in spiaggia, quando la pelle è a diretto contatto con il sole. Questa è una pratica spesso sottovalutata e che, invece, dovrebbe diventare la routine quando siamo al mare; non aspettare di trovarsi a contatto con il sole, soprattutto se sono i primi giorni di esposizione e soprattutto se avete la pelle delicata.

  • La crema non dura per tutto il giorno ed è necessario spalmarla di tanto in tanto e ogni qualvolta se ne senta il bisogno, anche dopo il bagno nonostante le molte promesse delle creme resistenti all'acqua del mare.

  • Non usare creme solari degli anni passati; se vi avanza della crema dell'anno prima sappiate che non è più buona perché i filtri solari dopo un po' tendono a degradarsi.

In più, a lungo andare, il sole causa la degenerazione dell'elastina e del collagene, le due proteine che danno sostegno ed elasticità alla pelle.
Rughe, pieghe d’espressione più visibili e solchi sono causati dalla mancanza di collagene indotta dal sole.
E i Nevi? I Nevi sono macchie cutanee di diverse forme e dimensioni che tutti abbiamo sulla nostra pelle. La maggior parte di essi non è pericolosa. Una delle più frequenti domande che ci facciamo d’estate è la relazione fra il sole e i nevi e, in particolare, se l’esposizione al sole possa causare la trasformazione di un nevo o possa farne nascere di nuovi. Esattamente come la pelle che li ha prodotti, che è diversamente sensibile alla radiazione solare, i nevi andranno soggetti a diverse sensibilità. L’eccessiva esposizione può causare nel nevo gli stessi danni che causa alla pelle.

Il migliore consiglio? Buonsenso.

Il miglior consiglio è quello che ci insegna a trattare anche la luce del sole come ogni altro elemento che influenza la nostra quotidianità: come per il cibo e le bevande alcoliche o eccitanti, la prima regola è: moderazione.
Può sembrare un'ovvietà, ma è sempre utile ricordare che nulla a questo mondo è buono o cattivo in assoluto. Il sole, la spiaggia, l'acqua del mare, il vento che ci accarezza la pelle, il buon umore, la giusta compagnia sono gli ingredienti che possono dare una svolta alla nostra estate, quella del benessere.

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