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8 Marzo: per la Festa della Donna spunti di riflessione

Maria Assunta Bordon 1213 Educazione e stili di vita

Donne: tante conquiste, ma c'è ancora un cammino davanti per trovare il giusto equilibrio!

Oggi ci troviamo a dover declinare al femminile molteplici disagi che incidono prepotentemente sulla qualità della vita e sulla Salute della donna. Non possiamo esimerci dal riflettere sulle numerose contraddizioni che caratterizzano l'essere donna nella struttura sociale odierna. 

Molteplici fattori socio-culturali e ambientali hanno tracciato il cammino della donna giunta al XXI secolo, per lo più, libera da antiche repressioni e sudditanze.

La lotta per l’emancipazione della donna ha portato a storiche conquiste: dal diritto di voto al diritto all’istruzione, fino al diritto di concorrere, faticosamente, alle cariche più alte della scalata sociale.

Dagli studi della medicina di genere e dell'epigenetica emerge un triste primato che vede la donna, biologicamente più forte e più longeva dell’uomo, in pole position per quanto concerne l'insorgenza di malattie degenerative, come conseguenza dello stile di vita, stress, inquinamento, abuso di alcool e di sigarette. Ha raggiunto l'uomo nello sviluppare malattie cardiocircalotorie, infarto, ictus, cancro ai polmoni... Le neurosi ed isterie, disagi tipicamenti femminili, stanno cedendo il passo alle psicosi, depressione endogena (il noto “mal di vivere”) e devianze del comportamento alimentare.

Non sarà forse indice di un profondo disagio esistenziale? Di un'incapacità di trovare risposta al significato di una vita frammentata tra molteplici ruoli? Dissociarsi e trovare rifugio in un'altra dimensione diventa l'unica risposta possibile per sopravvivere all'angosciante ricerca di un'identità che ancora non riesce ad emergere?

Da un ruolo femminile tradizionalmente passivo (tipico della cultura agricolo-patriarcale) siamo giunti ad un ruolo polivalente, carico di contraddizioni perché richiede di giostrarsi in un mixer di caratteristiche maschili e femminili, di attività e passività, di competizione e arrendevolezza...

Il modello femminile vigente detta delle regole: la donna deve essere bella, elegante, snella; intelligente per essere competiva nel lavoro, nella carriera; all'unisono deve essere moglie servizievole e dolce, amante appassionata, madre amorevole, educatrice: i figli hanno necessità di un punto di riferimento e di attenzioni, Questa molteplicità di richieste possono sfociare in una situazione paradossale che inevitabilmente coinvolge: donna, uomo, figli, famiglia e comunità sociale.

Donna e uomo sono espressioni di un unico universo che si manifesta e può esistere soltanto attraverso una dinamica dialettica di interazione tra forze antagoniste e complementari. Chiamiamole yin-yang, uomo-donna, la sostanza non cambia. L'importante è non perpetuare il dualismo che alimenta guerre, ma cogliamo quel Principio Unico che elide la congiunzione “e” e dà voce a: uomo-donna quali creature naturalmente diverse e complementari.

Donna e uomo hanno assolutamente pari dignità e la loro felicità e realizzazione è possibile solo nella diversità e nella complementarietà, biologica e di ruoli.

E' necessario recuperare e rendere possibile una dimensione di vita e di valori che ci permetta di adempiere ciascuno al propria “mission”, maschile e femminile, conformemente alle potenzialità che la natura ha donato a ciascuno, nel rispetto della reciproca dignità, nella consapevolezza che la felicità non deriva dall’arrivismo competitivo, dalla superiorità o inferiorità, ma dalla generosa e naturale complementarietà: non è sfruttamento, non è sottomissione, è condivisione d’amore.

Soltanto da questa consapevolezza potrà scaturire una speranza di Salute e di felicità per noi stessi, i nostri figli e le generazioni future. Nonostante la struttura sociale odierna non ci sia di aiuto, noi donne, continueremo a “lottare”, pacificamente, armate di amore per la vita e di saggio buon senso.

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