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Dipendenza da smartphone e schermi blu

Come convivere consapevolmente con la diffusione degli strumenti digitali e limitarne i rischi 

Tanti vantaggi, ma anche nuovi problemi. La tecnologia è entrata prepotentemente nel nostro quotidiano. Ogni giorno attiviamo decine di volte lo schermo del nostro smartphone, digitiamo messaggi, facciamo ricerche, controlliamo i social. Siamo sempre connessi, e non riusciamo a smettere. Il solo pensiero di non avere a disposizione il telefonino ed essere online ci fa crescere l’ansia a dismisura. Il fenomeno ha una spiegazione scientifica.
«Lo smartphone -dice Daniela Lucangeli, professore Ordinario di Psicologia dello Sviluppo all’Università di Padova- contiene il nostro mondo. E’ una memoria esterna dove teniamo i nostri contatti, i nostri affetti. E’ uno spazio virtuale che ci rappresenta. E’ così tanto parte di noi, che se ce ne allontaniamo perdiamo dei punti di riferimento. Nessuno è in grado di stare fuori da questo sistema. Possiamo solo avere la consapevolezza dì ciò che questo genere di tecnologia rappresenta e imparare a governarla».

E’ corretto parlare di vera e propria dipendenza tecnologica?

«Quello che si instaura fra esseri umani e smartphone è del tutto simile a una dipendenza da sostanze chimiche. La differenza è che quest’ultima ci fa subito preoccupare, mentre quella legata alla tecnologia è una cosa nuova verso la quale siamo più vulnerabili. Il telefono attiva il circuito dopaminergico della ricompensa. E nei bambini molto piccoli questo stimolo sviluppa rapidamente effetti da dipendenza. Bisogna fare molta attenzione».

Quindi, tecnologia si, ma con la consapevolezza dei problemi.

«Siamo davanti a un maremoto -dice la professoressa Lucangeli- che non possiamo fermare. Dobbiamo imparare a nuotare, a stare a galla, costruire zattere e nuove imbarcazioni. Tutti coloro che si occupano di cura devono fronteggiare il fenomeno, benché non ci siano ancora tutti gli strumenti per gestire il problema».

Alla dipendenza “chimica” da tecnologia, si aggiungono gli effetti dello “schermo blu” dei nostri tablet e dei cellulari?

«Lo schermo blu disturba la produzione di melatonina. Quindi il problema non è solo quello della visione, ma abbiamo una alterazione della qualità del sonno. Arriviamo quindi a modificare strutture che non hanno a che fare con un danno diretto, ma inducono una serie di disturbi complessi».

I disturbi dell’attenzione sono fra i principali?

«L’attenzione -sottolinea la professoressa Daniela Lucangeli- è una funzione importantissima, legata ad alcuni aspetti della sopravvivenza. Abbiamo un’attenzione “selettiva”, una “sostenuta”, una “condivisa”. Queste diverse funzioni ci permettono di focalizzarci sugli obiettivi, eliminando il “rumore” che ci circonda; ci permettono di avere una coscienza sociale. Quando tutto questo viene alterato, le conseguenze sono serie. E un conto è quando abbiamo a che fare con un adulto, che ha una sua configurazione già matura. Cosa diversa, ben più grave, è quando abbiamo a che fare con interferenze in una fase di neurosviluppo ancora molto sensibile».

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