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Il Giardino dei Semplici: il fiore dell’arte del sanare

Andrea Aromatico 2112 Educazione e stili di vita

Creazione diretta della medicina monastica medievale, il Giardino dei Semplici costituisce uno degli esempi più perfetti di integrazione fra conoscenze fisiche e metafisiche, spirito e materia, il tutto nel segno di una ricerca e di una visione del mondo olistica e compassionevole, con l’uomo al centro di un Creato da conoscere, e quindi amare e rispettare, per esserne riamati…

Giardino dei semplici Da sempre l’uomo ha dato grande valore alle erbe e ai frutti spontanei della natura, sia per il loro potere nutritivo, che per le loro indiscutibili proprietà curative. Tanto che venne un tempo in cui, per poterne godere in abbondanza, prese a coltivarle in molti diversi modi.

In quel periodo frettolosamente definito “I secoli bui del Medioevo” –fra la caduta dell’impero romano e le invasioni barbariche- una “luce” venne a gettare i semi di una futura rinascita: il monachesimo di San Benedetto da Norcia.

La sua Regola, da Montecassino conquistò l’intera Europa secondo il modello del Monachesimo Orientale di San Basilio di Cesarea, valorizzando la cultura e il sapere come capisaldi di un modello di assoluto successo che ebbe il suo apice in quel particolare fenomeno che conosceremo poi come “medicina monastica”: perfetto esempio di “ora et labora”.

Speziali antichi

Tanti erano i pellegrini al tempo, e molti altri avrebbero poi calpestato le stesse strade e gli stessi sentieri. Molti erano poveri, e come sia ammalati e bisognosi di cure ed assistenza. Fu naturale quindi per i monasteri stessi, costituirsi quali centri di prima e più strutturata assistenza per tutti coloro che bussassero alle loro porte. I monaci-medici, divennero delle figure quasi venerate, tanto che lo stesso Carlo Magno, nel 805 ordinò che la medicina –sotto il nome di “fisica”- fosse introdotta in pianta stabile nei programmi di insegnamento universali.

Basilare, a questo punto, divenne un’ulteriore attività dei monasteri: quella della trascrizione e copia dei codici antichi di scienze naturali
Questi provenivano in massima parte dai mondi greco e latino: Ippocrate, Catone il Vecchio e Galeno, furono per anni i maestri indiscussi e più letti e copiati.

Nel Medioevo la botanica in quanto tale, era ancora poco conosciuta e certamente non sistematizzata, e solo col progredire degli studi farmaceutici apparvero i primi testi veri e propri, fra i quali il Compendium Aromatariorum di Saladino d’Ascoli del XIII secolo e il manuale di farmacia di Matteo Silvatico, il celeberrimo Viridarium.

Grazie al medico veneziano Gualtieri nacquero anche i primi orti botanici, ma fu dai monasteri –dove già iniziavano ad arrivare anche le nozioni alchemiche d’oriente- che ancora una volta venne lo sviluppo più sistematico della farmaceutica officinale.

Cuore della loro attività, quello che poi avremmo conosciuto come il Giardino dei Semplici.

Erborari antichi

La medicina monastica, basava infatti la “spes” di guarigione su due pilastri: la misericordia di Dio (e quindi la preghiera, “ora”), e l’azione terapeutica dei “semplici” -sapientemente preparati e somministrati (“labora”)- indicando con questo termine le erbe medicinali o il medicamento sovrano e provato a base di quelle.

Nasce così l’ “hortus simplicium” –il Giardino (o orto) dei Semplici- posto all’interno dei vari monasteri e adibito alla coltivazione delle piante medicinali e aromatiche, con la loro seguente conservazione nell’armarium pigmentariorum.

Se ne curava direttamente uno specialista, a un tempo farmacologo, medico e speziale: il monacus infirmarius.

Il Giardino era anche un luogo di pace e tranquillità, diremmo quasi di “meditazione”, o più correttamente di “contemplazione”.
La sua forma in pianta, era sempre simbolica, e riproduceva non di rado un microcosmo perfetto, ornato anche di fiori ed essenze decorative.

Il suo modello spazio/concettuale, è infatti l’Eden sorvegliato dalle potenze angeliche, al cui centro domina la fonte non solo necessaria a garantire la perfetta autonomia sul piano idrico, la simbologia essa stessa del Cristo, quale fonte di vita eterna. Non a caso l’affiancava sempre, e sempre in posizione centrale, un albero piantato a simboleggiare lo stesso Albero della Vita della Genesi.

La condizione intima che identifica quindi questo spazio particolarissimo, al di là della dimensione “fisica”, è per certo quella di Giardino dell’Anima; luogo inattaccabile dai dolori e dalle passioni, e per questo capace di produrre le “sostanze che curano”. I Semplici, appunto.

Ne scaturì un florilegio di sapienza senza fine, che noi, solo ora, dopo secoli di tirannia scientista, stiamo lentamente iniziando a recuperare, nel mentre ci deliziamo gli occhi e lo spirito nella contemplazione dei meravigliosi lasciti di questa grande tradizione, fatta poi di hortuli e tacuina sanitatis sapientemente miniati nei quali la grazia e la sapienza si sposano alla più assoluta bellezza.

Ma questa è un’altra storia…

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