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Il paradosso dell’intelligenza numerica nei bambini

La prima facoltà intellettiva a svilupparsi e una delle ultime ad essere stimolata

L’intelligenza numerica è la prima che si sviluppa nel neonato, ma è l’ultima che viene presa in considerazione. Questo è il paradosso che abbiamo davanti. Sembra però difficile indurre una presa di coscienza sul tema e invertire le pratiche che sono legate all’apprendimento.

«L’intelligenza numerica -dice Daniela Lucangeli, professore Ordinario di Psicologia dello Sviluppo all’Università di Padova- è la forma di “intelligere” più precoce nella specie umana. Appena nasce, un piccolo riconosce la madre e distingue uno. All’arrivo del papà distingue uno diverso da uno, e quando arriva l’infermiera riconosce uno diverso da uno, diverso da uno, diverso da uno. E riconosce che tre è maggiore di due, maggiore di uno. Si chiama “intelligenza di quantità” ed è un meccanismo ancestrale che condividiamo con tantissime specie animali».

Nonostante questa capacità innata, si tratta di un talento che viene tenuto in “pausa” per circa cinque – sei anni. Fino a che non si arriva a frequentare la scuola elementare.

«E’ un mio grande rammarico. Nell’ambito della didattica per anni mi sono occupata di intelligenza numerica, ma poi ho smesso perché mi sono resa conto che non ero riuscita a cambiare la mentalità generale. Siamo davanti a un controsenso. Pensiamoci: se nasciamo predisposti a camminare e per sei anni non ci facessero camminare, immaginiamo che danni si determinerebbero. Se nasciamo predisposti a parlare e per sei anni non ci facessero parlare, se non occasionalmente, che danni si genererebbero? Ebbene, con l’intelligenza numerica ci comportiamo proprio così: per cinque, sei anni non ce ne occupiamo. Eppure, l’intelligenza numerica è talmente potente, e radicata, che sebbene per anni abbandoniamo tutte le attività riguardanti la corrispondenza biunivoca, l’ordine stabile, la cardinalità, n+1, n-1, cioè i meccanismi di struttura, nonostante ciò, dopo sei anni questa capacità ancora resiste e si sviluppa. Mentre, dopo sei anni di inattività, probabilmente il linguaggio ci avrebbe abbandonato e con lo sviluppo motorio avremmo problemi ancora maggiori. Questo vuol dire che l’intelligenza matematica è veramente potente».

Capiamo il rammarico davanti a un sistema educativo che non supporta al meglio una preziosa capacità innata. Ancora una volta si comprende l’importanza dell’informazione e della formazione rivolta a coloro che hanno a che fare con il neurosviluppo, e alle famiglie.

«Cambiare la mentalità è difficile -dice la professoressa Daniela Lucangeli- ma bisogna anche ribellarsi un po’. Occorre evitare che l’ignoranza di alcuni faccia danni».

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