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Al terzo Convegno Nazionale di Epigenetica di Urbino si incontrano teoria e pratica

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I farmaci “epigenetici”: una nuova frontiere nella lotta ai tumori

Non solo teoria, ma anche ricadute pratiche per affrontare i problemi di salute che caratterizzano la nostra epoca. Il terzo Convegno Nazionale di Epigenetica, in programma a Urbino, nelle Marche, il 7 e 8 ottobre 2017, porterà sul palco del Teatro Sanzio relatori di alto livello, in grado di fare il punto sulle più recenti conoscenze nel settore e presentare alcune delle applicazioni. Un esempio di relazione che si muoverà fra ricerca di base e ricaduta in ambito clinico sarà quella del Professor Mirco Fanelli, del Dipartimento di Scienze Biomolecolari dell’Università degli Studi di Urbino. Tema del suo intervento sarà: “Modificazioni ed epigenetica nel cancro. Dalla ricerca sperimentale a possibili nuove terapie”.

Prof. Fanelli, il suo gruppo di ricerca si occupa sia di ricerca di base che di ricerca applicata. In merito alla ricerca di base, che cosa state studiando?

«Da circa quindici anni -dice il prof. Fanelli- siamo impegnati nello studio delle modificazioni epigenetiche in generale, ma in particolare nel modello neoplastico, visto che ci occupiamo di tumori. L’epigenetica è l’interfaccia fra l’ambiente e la genetica. Rappresenta tutto quello che modifica il funzionamento del genoma, come conseguenza delle sollecitazioni ambientali. Quando parliamo di “ambiente esterno” facciamo riferimento allo stile di vita, le abitudini alimentari, lo stress, l’esposizione a determinate sostanze (di natura endogena o esogena). Insomma, qualsiasi cosa che possa influenzare il “funzionamento” di una cellula».

L’epigenetica è un filone di studio all’avanguardia, in forte crescita.

«Si. Questo perché -afferma il prof. Fanelli- con la scoperta della sequenza del DNA possiamo dire di conoscere il “libro” che caratterizza la vita, ma non conosciamo come viene interpretato dalle diverse cellule del nostro organismo (o nelle diverse condizioni di vita in cui le stesse cellule si possono trovare). L’epigenetica rappresenta tutto ciò che è “al di sopra della genetica”, ciò che influenza il funzionamento del nostro genoma. Ed è un codice estremamente più complesso di quello del DNA. Lo stiamo capendo nelle più fini modificazioni, perché la tecnologia ci ha messo nelle condizioni di capirlo. In questo momento il cancro, che è qualcosa di negativo dal punto di vista biologico, diventa per gli scienziati un “bicchiere mezzo pieno”, perché è ricco di informazioni epigenetiche “anomale”, e quindi si sfrutta il modello “cancro” per capirle. Il tumore non è solo epigenetica ma anche genetica. Le due cose si fondono, e creano i presupposti per la trasformazione neoplastica».

Dal punto di vista della ricerca applicata, a che cosa state lavorando?

«Da circa otto anni -ricorda il prof. Mirco Fanelli- stiamo lavorando su una famiglia di nuove molecole che abbiamo sintetizzato e brevettato. Sono molecole sintetiche, che partono da precursori naturali e hanno spiccate attività antitumorali. Le abbiamo caratterizzate su modelli cellulari in vitro, in colture cellulari di laboratorio, e dal 2014 abbiamo anche iniziato a caratterizzare l’attività di questi antineoplastici su modelli animali, rilevando un decremento dello sviluppo di un tumore indotto. Questo getta le basi per continuare. E’ un esempio di come ci si sta muovendo per cercare di sviluppare i “farmaci epigenetici”, cioè molecole in grado di agire in maniera più “intelligente” rispetto alle solite attività dei chemioterapici. E’ interessante studiare come queste molecole riescano a riportare la cellula neoplastica a una condizione di cellula normale. Le modificazioni epigenetiche anomale che vengono accumulate in una cellula tumorale, possono essere ricondotte al loro stato “naturale”, se si agisce con una o più molecole opportune. Ci sono già esempi di farmaci epigenetici utilizzati in clinica. Soprattutto per leucemie e la sindrome mielodisplastica (MDS), e si sta cercando di allargare la possibilità di sfruttare queste molecole per vari altri tipi di tumore. E’ una grande realtà. Un grande esempio di come la ricerca di base si possa tradurre in ricerca applicata, con grande efficacia».

Video intervista al Prof. Mirco Fanelli disponibile qui sotto.

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