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Disordini alimentari e comportamenti compulsivi: la tendenza nasce durante la vita intrauterina

Valentina 2144 Video Epigenetica

Il valore della prevenzione e il ruolo della madre nel determinare la salute figlio adulto

I comportamenti compulsivi hanno origine durante la vita intrauterina. Gli squilibri alimentari della madre durante la gravidanza si ripercuotono sul figlio e hanno conseguenze sulla sua vita da adulto. Le ricerche di settore stanno mettendo sempre più in evidenza questa correlazione e ci dicono con fermezza che sui temi della salute, consapevolezza e prevenzione devono procedere di pari passo.

«Problemi come l’obesità, o in generale i comportamenti disfunzionali -dice la dottoressa Simonetta Marucci, medico che si occupa di disturbi del comportamento alimentare- sono riconducibili al periodo intrauterino. Ciò che la madre mangia durante la gravidanza influisce sul cervello del nascituro e soprattutto sulla sua predisposizione ad avere comportamenti compulsivi da adulto. Se la madre mangia molti zuccheri o grassi saturi, può influenzare il cervello e l’organismo del bambino in via di formazione: si “alza l’asticella del piacere”, per cui quel bambino crescendo avrà bisogno di più sostanze, come zuccheri, ma poi anche alcol, droghe, per raggiungere gli stessi livelli di piacere. Come si può ben capire, la prevenzione è la soluzione per evitare una serie di problemi dalle conseguenze gravi. Ecco perché la collaborazione fra pediatri, ginecologi ed endocrinologi diventa fondamentale. La conoscenza è una grande risorsa».

Parlando di salute, la qualità dell’alimentazione ha quindi un ruolo molto significativo. E non si inizia mai troppo presto a fare attenzione a ciò che si mangia. Quali ulteriori fattori occorre tenere in considerazione?

«La qualità del cibo è un fattore importantissimo. Oltre che evitare cibi troppo raffinati -prosegue la dottoressa Marucci- dobbiamo stare attenti agli inquinanti ambientali: pesticidi, conservanti, e così via. Tali sostanze contengono molecole “simil-ormonali” che vanno a plasmare l’organismo umano dal punto di vista strutturale. In tutto questo, un ruolo fondamentale è giocato dalla flora batterica intestinale, il cosiddetto “microbiota”, il quale ha un suo codice genetico molto rappresentato, e che ”dialoga” con il codice genetico dell’ospite. E’ importante che la flora batterica intestinale sia buona, per intercettare in modo corretto tutto l’organismo».

Su questi temi la ricerca sta dando delle indicazioni molto omogenee?

«Si, e non solo. Il mondo della ricerca sta andando tutto nella medesima direzione e dialoga anche con le cosiddette “medicine non convenzionali”. Mi riferisco all’agopuntura e ad altre discipline dell’approccio olistico. Finalmente il cerchio si sta chiudendo».

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