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Lo zucchero portatore di ‘traumi’ per la salute del bambino

I rischi: iperattività, disturbi dell’attenzione, diabete e obesità

Zucchero, coloranti, bevande gassate e ingredienti raffinati sono i grandi nemici della salute. Il problema è serio, e coinvolge adulti e bambini. Ancora una volta è l’alimentazione il fattore su cui si punta l’attenzione. Se ne parla da tempo, ma secondo gli esperti non c’è sufficiente consapevolezza delle conseguenze che derivano dal consumo di alimenti non adatti al nostro corpo. Conseguenze che sono identificate come dei veri e propri ‘traumi’ per l’equilibrio biologico.

«I cambiamenti alimentari -dice il dottor Paolo Giordo, neurologo, omeopata, esperto di nutrizione, autore di molti libri sull’abbinamento fra salute e cibo- come quelli legati ai fattori ambientali, possono turbare l’equilibrio biologico. E il nostro corpo risponde con un adattamento. In alcuni casi però la riposta può essere impropria e creare squilibrio, generando delle ‘perturbazioni’ del sistema endocrino, nervoso, psichico e immunitario. Purtroppo nell’ultimo secolo, e negli ultimi decenni in modo particolare, abbiamo cambiato drasticamente stile di alimentazione. Oggi in qualunque supermercato possiamo trovare una vera ‘galleria degli orrori’ in fatto a cibi che possono perturbare il sistema biologico. Prodotti con aspartame, il dolcificante più diffuso; il glutammato monopodico, utilizzato come aromatizzante; bibite gassate. Tutti questi componenti sono definiti ‘eccito-tossine’, sono cioè sostanze che eccitano ripetutamente le cellule del cervello, le quali sottoposte a tale ‘bombardamento’, a lungo andare degenerano».

Quando di parla di salute, il tema delle abitudini alimentari e della prevenzione è quindi centrale. Si fa sufficientemente informazione su questo?

«No. Direi che prevale la comunicazione finalizzata alla vendita dei vari prodotti. Per quanto riguarda i bambini, i genitori dovrebbero essere più consapevoli dei danni provocati da alcuni cibi e bevande. L’aumento del tasso di zucchero nel sangue, quindi l’aumento della glicemia, provoca la produzione di insulina, l’ormone che serve a far assorbire lo zucchero. Quando c’è un eccesso di zucchero si crea una condizione di ‘insulinoresistenza’. Ovvero, la cellula non riceve più lo zucchero dopo aver avuto quello necessario per le funzioni biologiche. Aumenta quindi il tasso di zucchero nel sangue e di conseguenza aumenta ancora la produzione insulinica. L’eccesso di insulina e zuccheri nel sangue porta a delle conseguenze: predisposizione al diabete e alle malattie metaboliche, obesità infantile e adulta. Col tempo si giunge a una condizione neurometabolica in cui il cervello va in sofferenza. La condizione di iperglicemia può generare una degenerazione delle cellule cerebrali».

I bambini sono quindi particolarmente sensibili ai disequilibri provocati dall’alimentazione.

«Si, senza dubbio. Nel bambino -dice il dottor Giordo- il picco glicemico che induce la secrezione di insulina fa sì che lo zucchero sia metabolizzato rapidamente, provocando un’altalena fra “iper” e “ipoglicemia”. Questo, ad esempio, ha conseguenze negative sul rendimento scolastico. I bambini diventano iperattivi dopo il consumo di una merendina o di una bevanda. E poco dopo diventano apatici, perché vanno in ipoglicemia. A quel punto il loro corpo richiede nuovamente un apporto di zuccheri. A lungo andare gli squilibri possono generare problemi come L'ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), cioè la sindrome che provoca deficit dell’attenzione, iperattività e disturbi dell’apprendimento».

Per gli adulti i principi della prevenzione e l’attenzione all’alimentazione devono essere simili a quelli consigliati per i più piccoli?

«Gli adulti -conclude il dottor Paolo Giordo- dovrebbero tornare a una dimensione di vita più vicina alla natura. Dovrebbero mangiare cibo caratterizzato da un percorso molto breve fra produzione e consumo. Evitare le lavorazioni che portano a ingredienti raffinati, i quali alterano il sistema endocrino e immunitario. La prevenzione si fa con l’autoconsapevolezza e l’informazione».

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