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La Santoreggia: una pianta tante virtù

Elena Crostella 1571 Fitoterapia

Come la Santoreggia può aiutarci a stare bene

La santoreggia fa parte di quella categoria di erbe definite ”aromatiche”, ma le sue virtù sono ancora poco conosciute in cucina e anche in ambito curativo.

È una pianta che nello scorrere del tempo è stata quasi dimenticata negli usi comuni, in quanto proibita all’interno degli orti monastici (custodi della conoscenza erboristica), per via delle sue note proprietà afrodisiache. Proprio per queste sue virtù, veniva chiamata anche “erba dei satiri”, era molto utilizzata nell’epoca pre-cristiana, conosciuta e ampiamente utilizzata anche dai romani e soprannominata “satureia” perché atta a stimolar appetito anche in chi era già sazio, “satur”.

Questa antica pianta cresce nell’Italia settentrionale e centrale, nei luoghi umidi e nelle regioni sub-montane, con un fusto di 30-40 cm e con numerosi e gracili ramoscelli di color rossastro. Le foglie sono opposte e lanceolate, morbide, ricoperte di leggera peluria grigia, che nascondono piccole ghiandole emananti un odore aromatico molto piacevole; mentre I fiori sono di color bianco-roseo, disposti in glomeruli ascellari con calice a campana. La pianta ha un’azione energetica e tonica poiché il suo effetto è stimolante sul surrene, ma possiede anche proprietà antispasmodiche e antisettiche.

I suoi utilizzi sono molteplici: la parte aerea si utilizza a scopo terapeutico grazie all’olio essenziale che essa produce, chiamato carvacrolo, assieme ad altre sostanze tanniche e sali minerali vari, che la fanno apprezzare oltre che in profumeria e liquoreria, anche nella cura del corpo come digestivo, carminativo, antidiarroico, espettorante ed afrodisiaco.

Viene raccolta in piena estate e poi va fatta essiccare all’ombra; usata in infuso è ottima per migliorare la situazione digestiva e come antidiarroico: 5gr di parti seccate in una tazza di acqua bollente, da lasciar riposare per 5-6 minuti e da bere poi durante il giorno.

Con questa portentosa pianta, si può preparare anche una tintura alcolica: con 20 gr di foglie fresche, (oppure 10 gr. di quelle secche), tenute a macero per una settimana in 100 gr. di alcool a 60 gradi. Dieci o trenta gocce di questa tintura diluite in poca acqua aiutano a digerire meglio, eliminano i parassiti intestinali e stimolano le capacità mentali.

L’olio essenziale, che si ottiene tramite distillazione in corrente di vapore, viene utilizzato spesso contro gli attacchi d’asma, nelle bronchiti, nell’astenia e nel catarro persistente. Si può anche utilizzare per via aerea, con dei suffumigi oppure poche gocce nel diffusore apposito per un efficace azione di contrasto al muco cronico, specialmente nei soggetti deboli come gli anziani, quando i canali polmonari hanno bisogno di uno stimolo in più per eliminare le mucosità.

Il decotto di santoreggia, da bere a piccoli bicchieri durante il giorno, è più indicato contro la diarrea: si prepara con 100 gr di foglie fresche, bollite in un litro di acqua per 10 minuti e lasciate riposare per altri 15 minuti.

Le virtù di questa pianta sono efficaci anche per l’uso esterno, infatti si presta bene per preparare collutori da usare in caso di ulcerazioni del cavo orale o per gargarismi in caso di mal di gola, lozioni per piaghe, unguenti per la puntura d’insetti. Inoltre poche gocce del succo di santoreggia introdotte nel condotto uditivo, migliorano l’udito e sono in grado di alleviare il dolore dei denti, causato da carie e nevralgie. Con la santoreggia essiccata si possono confezionare dei sacchettini in cotone da mettere nell’armadio, che profumano la biancheria ed aiutano ad allontanare le tarme.

Il suo utilizzo è raccomandato anche in cosmetica: per bagni e pediluvi stimolanti, per la cura dei capelli e per impacchi al viso che hanno una delicata azione antirughe.

La santoreggia trova ampio utilizzo anche in cucina, il suo aroma è simile a quello del timo o della maggiorana, è impiegata su pietanze dal gusto forte; infatti viene usata per insaporire i sughi, i legumi, le carni bianche e le verdure. In Abruzzo viene soprannominata “l’erba pepe” perchè in passato spesso veniva sostituita alla costosa spezia per la produzione d’insaccati. Per iniziare a introdurla nelle vostre ricette, provate ad aggiungere un trito di questa preziosa erbetta in una fresca insalatina di fagioli cannellini e cipolla e il risultato sarà da leccarsi i baffi.

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