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Paracelso e la dottrina delle segnature

Elena Crostella 1417 Fitoterapia

Salute e Alchimia: un connubio inscindibile nel tempo

Come si curavano nell’antichità? Qual’era il pensiero degli antichi medici che hanno fatto la storia della medicina? Studiare il pensiero degli antichi medici è sempre illuminante e stimolante per una naturopata. Oggi voglio porre l’attenzione su un certo Philippus Aureulus Theophrastus Bombastus Von Hohenheim, ma anche detto Paracelsus. Vissuto in un’epoca di grandi cambiamenti, tra il medioevo e il rinascimento, fu secondo alcuni, una figura enigmatica e contradditoria, per altri un illuminato di rara sapienza. Il suo motto era “Aterius non sit qui suus esse potest” ovvero non sia d’altri chi può essere di sè stesso, interessante concetto che rimanda alla priorità di conoscersi per poter ottenere la piena realizzazione di sè stessi.

Paracelso è una figura indubbiamente affascinante, la sua medicina e la sua indefessa ricerca nel campo dell’alchimia, divenne famoso nella Svizzera del cinquecento, ma non solo! Il suo sapere, dilagò nella chirurgia, nell’ astrologia, e teologia. Per molti viene considerato il padre della farmaceutica, ma c’è molto di più da scoprire nella sua concezione divina dell’uomo. Paracelso usava l’arte della medicina per trasmettere un insegnamento universale, una concezione dell’uomo del tutto coerente alla sua natura evolutiva, intesa soprattutto in senso spirituale. Secondo lui, la figura del medico, non poteva in alcun modo essere scissa da quella dell’alchimista, poiché medicina e alchimia fanno parte dello stesso cammino. Egli affermava: ”si studia l’uomo sul macrocosmo e non sull’uomo. Questa è la concordanza che conferisce la completezza a ogni vero medico: se egli conoscerà il mondo, osserverà confrontando ad esso l’uomo che i due sono una cosa sola non due”1. Vediamo quindi come la medicina paracelsiana considera lo spirito e il corpo come unità inscindibili; va da sé quindi, che se il nostro spirito è in equilibrio, lo è anche il corpo, e se il corpo si ammala, anche lo spirito è “malato”. E’ facile dedurre che l’armonia e l’equilibrio, si presentano nella nostra vita quando seguiamo la volontà del nostro spirito e non viceversa.

Inoltre Paracelso ispirandosi all’alchimia, introdusse la preparazione  spagyrica, usata tutt’oggi nelle preparazioni erboristiche. Il termine spagyria deriva dal greco e indica già l’essenza del metodo: spao(separare)+ageriro (unire). Paracelso sentì la necessità di perfezionare e insegnare questo nuovo metodo di preparazione dei farmaci, in quanto tutti i principi necessari alla guarigione fossero selezionati e raccolti nel farmaco stesso: questa pratica, consisteva nell’individuare ed estrarre separatamente le componenti di ciascun principio, per poi riunirle e rendere il preparato unico, per la sua efficacia curativa.

Paracelso riprese anche passate conoscenze e approfondì la dottrina delle segnature, scrisse ”Signatura Rerum”, una teoria non scientifica, ma molto interessante, che si basa sull’assunto che tutte le cose in natura portino un segno, che manifesta e rivela le loro qualità invisibili. Quindi secondo questa concezione, uno dei criteri privilegiati per la scelta dei rimedi naturali è quello dell’analogia. L’efficacia di un’erba o di una pianta, nella cura di una malattia deriva da analogia e corrispondenza di forma e funzione tra organo malato, sintomo, forma del male e forma dell’erba stessa. Per comprendere meglio facciamo degli esempi, tra i più diffusi e noti c’è la noce, che aperta ha una grande somiglianza al nostro cervello, ma assomiglia molto anche all’intestino e in effetti moderni studi confermano che la ricchezza di minerali e omega 3 e 6 nutrono i neurotrasmettitori e alimentano il sano microbioma intestinale; così come il pomodoro che, una volta tagliato a metà, presenta una cavità del tutto simile al nostro cuore umano. Il fagiolo assomiglia al nostro rene, lo zenzero ha la forma dello stomaco, i semi del melograno son collegati ai denti, le foglie di fico alle mani, il sedano alle ossa e così via.

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La regola dell’analogia veniva applicata considerando anche le forme e le funzioni del fastidio, non solo dell’organo ammalato: le radici nodose di certe piante ad esempio, venivano usate per curare le varie protuberanze della pelle; mentre per tutti i dolori pungenti come quelli reumatici era usato il rosmarino e altre piante con foglie appuntite. Per gli anziani affetti da tremore, Paracelso era solito somministrare del pioppo nero, poichè il tremore dei piccoli rami di questo albero mima lo stesso tremore di questi pazienti. Un altro aspetto importante da considerare in questa visione è l’analogia per colore. I petali delle rose rosse infatti servivano per regolarizzare i flussi di sangue, mentre lo zafferano veniva impiegato per i problemi della bile. La dottrina delle segnature sembra quindi applicabile proprio a tutto; con la giusta chiave di lettura, e l’adeguata conoscenza nell’interpretazione dei segni, Paracelso ci suggerisce in sintesi un insegnamento che va oltre a tutto questo, ovvero che l’insieme delle forze che formano l’uomo hanno la stessa origine delle forze del cosmo. Nel suo trattato “Liber de Immaginibus” Paracelso scrive: “Similmente non c’è nulla nell’uomo che non sia segnato al suo esterno, così che dall’esterno si può scoprire cosa c’è nell’individuo che porta il segno”. La dottrina delle segnature è l’applicazione pratica di come l’uomo sia profondamente connesso a tutto ciò che lo circonda, indipendentemente dal fatto che ne sia consapevole o no. Ma se solo l’uomo moderno riuscisse a ritrovare lo spazio necessario per il silenzio, l’ascolto, e la contemplazione della natura, riuscirebbe certamente a ritrovare le risorse utili per percepire questa connessione e ritornare al centro della propria natura, del proprio essere e del proprio esistere.

Ecco quindi la sintesi di uno degli insegnamenti più belli di questo grande maestro; conoscendo l’essenza delle cose, degli elementi, degli spiriti e di tutto ciò che ci circonda, possiamo quindi tornare alla nostra essenza, divenendo padroni di noi stessi, della nostra salute, riprendendo senza fatica il nostro posto nel cosmo.

1Tratto da il libro di Carlo Nuti, PARACELSO E LA SCIENZA DIVINA DELL’UOMO.

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