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Perché da medico pratico la meditazione?

Perché da medico pratico la meditazione?

L’origine del percorso di Consapevolezza Mederi

Stiamo vivendo un momento complesso che è caratterizzato da direzioni contrapposte: integrazione o integralismo. La medicina è una delle realtà che partecipano a questo movimento vedendo da un lato l’inasprimento di una medicina solo “convenzionale” e dall’altro l’opposizione di una medicina solo “naturale”. Al centro c’è il buon senso della Medicina Integrata che include ogni strumento che possa essere di sostegno all’individuo e la meditazione è uno di questi.

Il mio percorso da medico è stato guidato fin dall’inizio dalla domanda: che cos’è la medicina? In questa domanda erano racchiuse differenti domande: che cos’è la salute? Che cos’è la malattia? Qual è il percorso di guarigione? Qual è l’origine della patologia? Che senso ha ammalarsi e guarire?

Queste domande mi hanno portato in questi anni a studiare la fitoterapia e la medicina psicosomatica e ancora guidano il mio percorso da uomo e medico. In questo cammino ho incontrato la meditazione. E da quell’incontro la meditazione è diventata una delle colonne portanti della mia pratica medica oltre ad uno dei più importanti sostegni al mio essere uomo. Perché?

La prima risposta giunge dalla scienza: ad oggi le pratiche meditative come la Mindfulness si stanno dimostrando uno degli strumenti di prevenzione e cura delle patologie psicosomatiche e non. La validazione scientifica del protocollo MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction) creò quella che è stata definita la Mindfulness Revolution. L’efficacia clinica delle pratiche di consapevolezza da allora è stata dimostrata in molti contesti: gestione del dolore, della depressione, ansia, insonnia, disturbi psicosomatici eccetera. Imparare personalmente e professionalmente le pratiche di consapevolezza e insegnarle ai miei pazienti nelle visite individuali e in gruppo è diventato fondamentale per me in quanto mi consente di migliorare chiaramente l’efficacia della terapia.

La seconda risposta giunge dal cuore: la malattia chiede di essere ascoltata e accolta. La malattia a volte è una porta verso noi stessi. L’accoglienza del presente è uno degli strumenti che ci consentono di cogliere il senso evolutivo che l’esperienza porta con se, anche quando l’esperienza è una malattia. Quando il proprio sentire non si esprime e viene represso non scompare, resta nel corpo. Il represso cerca di nuovo la via per esprimersi aumentando progressivamente d’intensità. Come una voce che prima sussurra un messaggio poi lo afferma con voce decisa fino a gridarlo. Prima lo ascoltiamo prima lo possiamo lasciar andare. La meditazione ci insegna ad ascoltare e per tale motivo è uno degli strumenti di prevenzione e cura dei disturbi psicosomatici. Quando l’esperienza della malattia è stata ascoltata e l’insegnamento è colto, il cerchio si chiude. Così il sintomo, spesso, non ha più bisogno di manifestarsi.

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