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Russi? Ecco perché l’aromaterapia può esserti di aiuto

Elena Crostella 1175 Floriterapia

 

Fattori psicosomatici e rimedi per uno dei disturbi più fastidiosi del sonno

L’eziologia del russare è multifattoriale e strettamente legata alla costituzione, allo stato di salute fisica e psichica dell’individuo, russare può essere infatti considerato un importante indicatore di salute.

Definita anche roncopatia, questa inconsapevole abitudine spesso prende la forma di un vero e proprio disturbo, (soprattutto per chi dorme accanto) e non solo: molto spesso, infatti, russare diminuisce la qualità del sonno, portando così chi ne soffre a svegliarsi la mattina già stanco, a sentirsi spossato e a diventare, quindi, facile bersaglio dello stress quotidiano.

Ma cosa accade davvero nella rinofaringe del russatore? Alla normale attività respiratoria viene associata l’emissione di un suono più o meno fastidioso proveniente dal palato molle e dai tessuti di bocca, naso e gola che vibrano sotto movimento dell’aria. È chiaro che stile di vita, alimentazione, obesità, problematiche respiratorie ed eventuali forme allergiche partecipino a questa condizione. Le cause che portano a soffrire di questo disturbo, infatti, possono essere anatomiche o digestive, ma non si può non considerare ed integrare anche il fattore psicosomatico.

Il fenomeno del russare avviene di notte, durante il sonno, quindi durante una fase in cui predomina lo stato inconscio, per questo varrebbe la pena leggere questo sintomo anche come segnale di una necessità nascosta nel profondo, radicata nel passato e nella storia personale del russatore. Solitamente sono ricordi o conflitti interni profondamente individuali, ma una chiave di lettura generica potrebbe fornire interessanti spunti di riflessione personale; nel libro di Metamedicina1, il russare viene definito come una richiesta inconscia di tenerezza e affetto verso se stessi, la persona affetta da roncopatia, può, infatti, sentirsi separato da chi rappresenta la sua fonte di affetto, spesso è la madre, spesso il compagno/a.

Poiché parliamo di sensazioni inconsce e profonde, una valida soluzione alternativa per il miglioramento di questo disturbo può essere suggerita dall’aromaterapia. Questo approccio della fitoterapia, si avvale delle proprietà terapeutiche degli odori, tramite la diffusione di oli essenziali nell’aria, attivando così i recettori viscerali del sistema neurovegetativo, e impattando in maniera diretta con l’apparato respiratorio.

Gli oli essenziali più indicati sono principalmente i balsamici, che possono essere utilizzati singolarmente oppure miscelati fra loro. Di seguito una lista degli alleati principali per far sì che la notte diventi estremamente riposante, all’insegna del respiro pieno e libero:

  • Eucalipto, noto per le sue proprietà balsamiche tanto da essere utilizzato anche in caso di raffreddore, purifica l’aria ed è un potente antisettico, per questo motivo è consigliato di non eccedere con le dosi.
  • Lavanda ha un effetto lenitivo, altamente distensivo che favorisce il riequilibrio del sistema nervoso e decongestionante anche sugli stati di tensione mentale.
  • Menta per un effetto rinfrescante e al contempo digestivo, apre le mucose e dona una sensazione di apertura.
  • Timo contiene timolo che è un antisettico naturale, inoltre è un efficace antimicrobico che agevola e apre il respiro direttamente dai bronchi
  • Camomilla già nota per le sue spiccate proprietà calmanti, favorisce il rilassamento oltre ad essere un ottimo antinfiammatorio.
  • Cedro distillato dal legno, quest’olio è espettorante ma al contempo ha effetti rigeneranti.
  • Sandalo vanta proprietà armonizzanti, anch’esso antisettico, riduce lo stress ed è famoso anche per allentare le tensioni fisiche.

Gli oli essenziali purificano l’aria e al contempo sostengono l’attività respiratoria, per dormire sonni tranquilli è possibile vaporizzarli mediante diffusori facilmente reperibili in commercio, oppure inalarli attraverso tradizionali suffumigi. Qualora troviate le procedure sopraelencate troppo laboriose, potreste provare a metterne qualche goccia su un fazzoletto di tessuto accanto al cuscino.

Non sempre i risultati che conseguono sono risolutivi per questa problematica, ma studi effettuati in una clinica britannica2 specializzata in disturbi del sonno, hanno dimostrato netti miglioramenti dopo appena due settimane di trattamento, riscontrando un effettivo miglioramento sulla qualità del sonno dei pazienti.

Note:

1 Rainville Claudia, Metamedicina ogni sintomo è un messaggio, giaverno,edizioni amrita, 2000, p. 285
2 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15478208 

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