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Body building e kinesiologia

Giacomo Pagliaro 1725 Kinesiologia applicata

Non sempre un corpo muscoloso è sinonimo di salute: come funziona un test kinesiologico 

Tempo fa, navigando sulla rete, mi imbattei in un sito medico-biologico “di grido”, che si dichiarava (e penso lo faccio ancora) “scientifico”.
Allora, avevo anche del tempo da perdere, e quindi decisi di esplorare questa fonte di ”informazione”. Trattando anche le medicine “alternative” (o più correttamente complementari), fui incuriosito dallo scoprire che, tra le altre cose, veniva affrontata anche la Kinesiologia applicata.

 

Quindi, di impulso, cliccai sul “link” e, bramosamente, divorai il testo, terminato il quale, compresi che l'autore dell'articolo, non solo sì era dilettato a descrivere una disciplina che, evidentemente, non conosceva, ma anche che è si era spinto in considerazioni degne della miglior conversazione al ”bar dello sport”. Dove l’articolista manifestò l'apoteosi della sua (im)preparazione, fu nell'affermare, con ilarità grassa e compiaciuta, che, cito testualmente,”... allora, se con il test muscolare possono essere diagnosticati tanti disturbi, è chiaro che coloro che praticano il Body-building, sono, sempre e costantemente, il massimo dell'espressione della salute!”

Amo raccontare questo aneddoto, non tanto per condannare la superficialità o per dimostrare l'idiozia di certi sedicenti “divulgatori”, quanto per prendere spunto da questa considerazione, per spiegare, in cosa consiste e quali sono i pregi e i difetti del test muscolare.

L ’assist” offertomi, è ghiotto, e quindi provo a girarvi la domanda. Un “costruttore del corpo”, (o Body-builder), è sempre in salute? Chiaramente, tutti risponderanno che egli ha la stessa probabilità di essere malato di un mingherlino (...o addirittura, anche di più).

Ma la Kinesiologia applicata, cosa direbbe? Colui che “scolpisce il proprio corpo”, uscirebbe indenne da una visita kinesiologica?

La risposta è sì, ma solo se egli fosse in assoluto equilibrio psico-fisico, cioè in salute, altrimenti mostrerebbe le stesse debolezze dell'individuo più magro e mingherlino della Terra, che non si trovi in una buona condizione.

Questo, perché, il test kinesiologico, pur utilizzando i muscoli, come strumento di comunicazione, non prende in considerazione né il loro tono né, tanto meno, la massima forza esercitata. Piuttosto, questa tecnica tende a valutare se il Sistema Nervoso Centrale (il cervello, in soldoni), coordina correttamente, o meno, la contrazione muscolare.

In effetti, quando decidiamo di contrarre al massimo un nostro muscolo, il cervello, per evitare che questi si stanchi presto, lo fa lavorare solo apparentemente al limite delle sue capacità. Di conseguenza, al muscolo resta una riserva di contrazione, che, tra l'altro, può risultare preziosa nel momento in cui esso, durante uno sforzo, forse soggetto a sollecitazione o stress improvvisi.

In questo caso, il muscolo, riuscendo ad esprimere una forza ”aggiuntiva”, può, entro certi limiti, proteggere se stesso, i tendini e le ossa da eventuali traumi. Affinché ciò sia possibile, occorre che il Cervello coordini adeguatamente il muscolo.

Il test kinesiologico, tende a valutare proprio questi aspetti. Esso quindi, attraverso una tecnica precisa e scrupolosa si propone di verificare se un muscolo, durante la sua contrazione volontaria massima, si trovi effettivamente al limite o permanga invece, come dovrebbe, una riserva di contrazione.

Nel primo caso i muscoli vengono detti ”deboli o ipotonici” (la terminologia ha più un valore storico che fisiologico). I secondi, sono invece classificati come muscoli "normali o normotonici”.

Proprio per queste ragioni, nella diagnosi e terapia Kinesiologica, non è possibile utilizzare muscoli che strutturalmente e funzionalmente non siano in buono stato. Ma, in ogni caso, essi devono dimostrare di funzionare correttamente, in modo che, l'unica variabile sia solo il coordinamento cerebrale.
Ancor più, la tecnica di esecuzione corretta dei test kinesiologici, permette di valutare con precisione le modalità di coordinamento muscolare, indipendentemente dalla forza massima esercitata.

Di conseguenza, non sarà infrequente rimanere piacevolmente sorpresi da anziane signore (come lo fui io quando testai per la prima volta la mia cara nonna ottuagenaria) con muscoli forti e tonici, e giovani palestrati "deboli ". Questi sono i punti di forza della Kinesiologia applicata e del suo test.

Purtroppo, la contropartita è che il test kinesiologico è un'arte, ed eseguirlo correttamente è più semplice a dirsi che a farsi. In effetti, è solo dopo anni di approfondimento tecnico e di applicazione che queste prove possono essere eseguite correttamente.

Purtroppo, come spesso capita, l'improvvisazione e la scarsa preparazione possono trasformare una vera e propria prova di funzionalità neurologica in una gara di braccio di ferro (stile film "Over the Top"). In questo caso, il test, permetterà di valutare solo la forza massima espressa dal paziente, e, di conseguenza, tutti i body-builder diverranno sani , e le persone normali, malate!

Probabilmente pagherei, affinché l'amico articolista sopra citato, leggesse queste mie povere considerazioni, non per dileggiarlo o mortificarlo (non mi permetterei mai) , ma per spiegargli che body-building e Kinesiologia Applicata non vanno a braccetto, e per raccomandargli che comunque nel dubbio della conoscenza... è meglio tacere. In questo modo sì eviterà di perdere tempo che, come diceva Seneca nella lettera a Lucilio "l'uso del tempo" , "... ma la perdita di tempo per noi più vergognosa, è quella che avviene per nostra negligenza ".

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