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La malattia come linguaggio dell'anima

Valentina 1676 Naturopatia

Giorgio Berdon, consulente e ricercatore in bio-psicosomatica, ne ha parlato mercoledì 25 ottobre a Fiume Veneto in un incontro all'interno del progetto Salute in Tour

Lo ha intervistato per noi sul tema la Naturopata Stefania Vendruscolo.

Cosa si intende per malattia come linguaggio dell’anima?

"La medicina occidentale - risponde Giorgio Berdon - considera la malattia come un avvenimento accidentale, privo di una logica intima: un errore, una sfortuna, e in definitiva, un nemico da combattere.
Se la malattia, come sostengono invece tutte le medicine tradizionali, contiene un’informazione, diventa necessario imparare a darle una voce, perché racconti la sua storia. Se il mio male ha un senso, un significato, è fondamentale che io apprenda ad ascoltarlo. E a comprenderlo. Perché siamo destinati a combattere ciò che non capiamo, ciò con cui non riusciamo a creare un rapporto armonico".

Perché ci si ammala?

"La malattia - prosegue Berdon - è l’espressione di un conflitto, di una tensione tra due polarità, tra due istanze. La nostra stessa esistenza è governata dalla presenza di tensioni, di forze contrapposte: tra i nostri istinti e la nostra educazione, tra desideri e realtà, pigrizia e aspirazioni, volontà e dovere. Questa tensione è necessaria, così come in una pila elettrica è necessaria la presenza di un polo positivo ed uno negativo per generare energia. Non possiamo eliminare questa polarità, ma solo ricercare con saggezza di trasformarla in un potenziale creativo.

La malattia, la sofferenza, la nevrosi, nascono dall’incapacità di imbrigliare queste forze attraverso un principio armonizzante, e di porle quindi al nostro servizio.
Una medicina che vede nella malattia solamente un nemico da sconfiggere rischia di aumentare il carico conflittuale nell’anima della persona. Attribuire viceversa alla patologia un messaggio, un significato profondo, porta a dei processi mentali del tutto differenti, e a poter diventare protagonisti della propria guarigione."

Hamer e la nuova medicina germanica, Hellinger e le costellazioni familiari, Jodorowsky e la psicogenealogia, passando per la Rainville e la metamedicina: sono molti i terapeuti che hanno cercato di “schematizzare” i traumi come cause di eventuali problemi fisici, ma certe volte sembrano discordanti

"La biologia e fisiologia umana - risponde Berdon - formano un macrosistema di una complessità maestosa, che va ben oltre le capacità dell’intelletto umano, che può tuttalpiù cercare di stargli dietro, di svelarlo, ma non è lontanamente in grado di creare o di gestire un’organizzazione di tale vastità ed armonia.
C’è bisogno di una profonda umiltà, e di riconoscere questo limite: pensare di possedere lo strumento perfetto fa cadere nella superbia nella mancanza di rispetto verso qualcosa che è più grande di noi, rispetto all’intelligenza della natura che opera ben oltre alla nostra.
Ogni schematizzazione delle cause delle malattie non può che essere un punto di vista parziale. Diversi ricercatori hanno offerto dei modelli, talvolta forti, efficaci, ma che non possono descrivere compiutamente l’intero sistema.
Mantenendo questo rispetto si possono creare delle mappe che, senza pretesa di completezza, risultano essere degli strumenti funzionali e potenti per aiutare una persona nel suo percorso di guarigione."

Come può un terapeuta trovare il legame tra malattia e psiche?

"E’ necessario imparare una qualità di ascolto differente da quello comune, in cui tutte le proprie facoltà percettive, le proprie energie, siano rivolte alla persona che si ha di fronte, alla sua unicità. Bisogna stare attenti a non frapporre i propri giudizi, e nemmeno le conoscenze già acquisite, tra sé e l’altro, per non cadere nella tentazione di voler vedere confermati i propri schemi piuttosto che percepire la realtà.
Deve esserci un intento autentico di mettersi al servizio del benessere dell’altra persona. Questo attiva la possibilità di connettersi con l’informazione nascosta, con il nucleo della sofferenza dell’altro.
La coscienza intuitiva è stata descritta da Einstein come di gran lunga superiore a quella razionale.
Un terapeuta di cui ho una grandissima stima, Marco Pfister, profondo conoscitore e divulgatore della cinque leggi biologiche, mi disse che in lui si produceva, mentre ascoltava un paziente, uno stato di quiete, privo di intento, senza la tensione di voler capire, e che in quelle condizioni la sua coscienza veniva spesso attraversata da una sorta di comprensione improvvisa del conflitto dell’altro.
Negli ultimi trent’anni discipline quali le costellazioni familiari hanno provato oltre ogni ragionevole dubbio la possibilità di connettersi con la realtà intima di un’altra persona, e del suo intero sistema di relazioni, attraverso il campo psichico in cui siamo immersi. Questa campo è conosciuto da millenni, descritto da filosofie, religioni, e scuole iniziatiche, è stato chiamato “inconscio collettivo” da Carl Jung, e solo recentemente è stato ribattezzato come campo morfico o morfogenetico."

Come si può intervenire?

"La domanda è vastissima, e la risposta dev’essere necessariamente vaga, per non ridurre il tutto a una visione troppo limitata. Le tipologie di intervento possono essere moltissime, ma è importante, a mio parere, tenere conto di alcuni fattori: ogni patologia, fisica o psichica, ha alla base un nucleo conflittuale, che la scuola francese chiama risentito. Si tratta di un circuito comportamentale ed emozionale bloccato, originato da una situazione di forte stress del passato, a cui non è stato possibile dare una soluzione adeguata. Questo determina una sorta di paralisi interiore, in cui questo avvenimento non riesce ad essere adeguatamente processato e “digerito” dalla psiche. Di fronte a questo la mente fa qualcosa di simile a ciò che fa il fisico in presenza di un corpo estraneo che non riesce a eliminare: lo incista. La carica conflittuale non viene così debellata, ma solo repressa, e può emergere laddove trova una minore resistenza: come malattia, sofferenza relazionale, o come forma nevrotica.

La terapia consiste sempre nel rimettere la persona di fronte a questo nucleo nelle condizioni affinché lo possa riaffrontare ed elaborare.
I metodi per farlo possono essere molti, dalle costellazioni familiari all’omeopatia, dall’osteopatia all’ipnosi, e molti altri ancora.
Personalmente io ricorro a degli atti simbolici, rituali, per riportare la coscienza della persona in risonanza con il risentito ma in un contesto controllato, sicuro, e con degli strumenti che permettano di dare una risposta che in passato non è stata data.
Questo consente all’energia che era intrappolata nel conflitto di liberarsi e di rendersi quindi disponibile per il benessere della persona: non solo la sua salute fisica, ma anche per la sua coscienza, e la sua felicità."

Evento Correlato 

Mercoledì 25 ottobre 2017 alle ore 20.30 incontro a ingresso gratuito "La malattia come linguaggio dell'anima" presso l'Aula Magna Casa dello Studente Via San Francesco 37 a Fiume Veneto (PN).

Sulla pagina Orizzonti del sito dell'Istituto di Medicina Naturale è possibile visionare tutti gli altri appuntamenti e il programma completo di Salute in Tour di Salute in Tour.

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