Diventare geni si può!

Il cervello di Einstein: dono di natura o frutto di dedizione?

Fin dalla morte del grande genio Albert Einstein (18 aprile 1955) molte persone hanno iniziato a chiedersi se egli avesse ricevuto un grande dono di natura o se la sua genialità fosse semplicemente frutto del suo studio e della sua dedizione. Lui stesso, amava dire di sé: «Non ho particolari talenti, sono solo appassionatamente curioso» (da una lettera a Carl Seelig del 1952).

maxresdefault piccolaMa, nonostante questo, come è facile immaginare, molti preferiscono pensare che egli sia stato beneficiato di un talento di natura, cosa che “scarica” di responsabilità ciascuno di noi. “Io non sono un genio come Einstein”, verrebbe da dire. La diatriba sull’eccezionale dotazione naturale di Einstein è andata avanti per anni fino a diventare un vero e proprio giallo, poiché, nonostante egli sia stato cremato, il suo cervello è stato conservato ed ha avuto numerose vicissitudini fino ad arrivare ad essere sezionato ed analizzato. Da una sua attenta analisi si è scoperto che, effettivamente, il lobo parietale era più sviluppato e le cellule gliali erano in numero superiore rispetto alla norma (servono a controllare le sinapsi cerebrali), mostrando anche circonvoluzioni particolarmente complesse. Perciò più facoltà di effettuare collegamenti favorendo anche il pensiero astratto. Ma, ultimamente, uno studio recente a cui si riferisce anche lo scienziato Michio Kaku dell’Università di New York, rivela che le principali differenze riscontrate nel cervello di Einstein rispetto alla norma, in buona parte, siano dovute all’uso che lo scienziato ne ha fatto nel corso della sua vita: il suo continuo ragionare, farsi domande e il suo costante esercizio hanno prodotto una modifica strutturale nel suo cervello.

Infatti, la cosa sorprendente è che, contrariamente a quanto si è sempre pensato, il cervello si ricostruisce e si modifica fisicamente durante tutto il corso della vita. A suffragare questa tesi sono diverse ricerche svolte sull’ippocampo. In particolare, è provato che, dalle cellule staminali, si formano nuove cellule nervose. La loro formazione ex novo è stata scoperta recentemente nell’ippocampo confermando l’idea che quest’area può ricrescere nel vero senso della parola, e non solo nell’infanzia, ma nel corso di tutta la vita. Infatti, gli assoni, che si dipartono dalla cellula nervosa per collegarsi con altri neuroni, sono come i tentacoli di un calamaro e trovano la loro destinazione avanzando a tastoni, cercando la loro strada attraverso il fitto tessuto cerebrale per arrivare al punto di aggancio desiderato.

Secondo i neuroscienziati Anja Bràuer e Nicolai Savaskan, dell’Istituto di anatomia della Charité di Berlino, in questo sono aiutati da una sostanza che, a differenza della maggior parte dei fattori di crescita attualmente noti, non agisce “dall’esterno” sulle fibre, ma si forma nel neurone stesso. [...] Gli scienziati parlano di un “machete” che a forza di colpi libera il sentiero in un ambiente fondamentalmente ostile alla diffusione delle fibre nervose” (Joachim Faulstich).

La conclusione è che con l’apprendimento attivo è possibile compensare le perdite di memoria che sono insorte a causa di una malattia e che si manifestano in un ippocampo di dimensioni ridotte. Il territorio che si ritiene perduto si riforma così ex novo e con esso torna anche la facoltà della memoria.

Facendo il ragionamento inverso, tutto ciò significa anche che questo importante territorio del cervello, l’ippocampo (ma vale anche per altre aree del cervello) non è in nessun modo inviolabile. Lo stress continuato, per esempio, l’esperienza protratta nel tempo di una situazione disperata, l’incapacità di prendere in mano in prima persona i fatti della vita, anche la perdita del senso e della gioia di vivere, in breve, una grave depressione, possono esercitare un influsso sull’ippocampo e di conseguenza sulla memoria: l’ippocampo può letteralmente cicatrizzare.

Perciò, un continuo esercizio della memoria, dell’attenzione e della concentrazione non solo sono benefici per le nostre performances mentali, ma ristrutturano e ricostruiscono le connessioni e l’architettura stessa del cervello.

Parleremo di tutto questo il 7 ottobre alle 14,30 al Biosalus, nella conferenza dal titolo "Apprendimento e Salute: quando l’apprendimento modifica il cervello".

Bibliografia:

http://alberteinstein.info/vufind1/Record/EAR000010990/TOC#tabnav, archivio Einstein n° 39-13.1
http://www.ilpost.it/2015/05/09/cervello-einstein/
http://www.repubblica.it/scienze/2013/10/11/news/il_cervello_di_einstein_era_superconnesso_nel_legame_fra_i_due_emisferi_il_segreto_del_genio-68300167/
http://scienze.fanpage.it/lo-strano-caso-del-cervello-di-einstein/
https://motherboard.vice.com/it/article/53y48q/quella-volta-che-ho-trovato-il-cervello-di-albert-einstein
Michio Kaku, The future of the Mind, Penguin Books, Baltimora, 2015
Joachim Faulstich, Scopri il segreto della guarigione, Edizioni Macro, Cesena, 2011


 Evento Correlato:

Ippolito Lamedica sarà presente a Biosalus, Festival del Biologico e Benessere Olistico, del 7 e 8 ottobre ad Urbino (PU). In particolare Lamedica interverrà come relatore della conferenza a ingresso gratuito: "Apprendimento e Salute: quando l'apprendimento modifica il cervello" che si terrà sabato 7 ottobre dalle 14,30 presso la Sala degli Incisori del Collegio Raffaello. Per maggiori dettagli sulla conferenza vista la scheda dell'evento cliccandi qui o per maggiori dettagli sul festiva visita il sito: www.biosalusfestival.it 

Ultima modifica il Venerdì, 20 Ottobre 2017 10:41
Ippolito Lamedica

Counselor Hypnoterapist e Master Trainer di PNL.
Per ISI-CNV coordina il Dipartimento ISI-CNV Hypnolanguages – Nuove Strategie di Apprendimento con l’Ipnosi, la PNL3 e le Tecniche Quantistiche.

Sito web: www.lucemformazione.it

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