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Mandala, il disegno cosmico dell’eterno divenire

Andrea Aromatico 1782 Video Psicologia e Spiritualità

Mandala, in sanscrito “il cerchio”, è quella forma artistica che nega l’arte in quanto tale, sublimandola in filosofia e conoscenza.

Un disegno mentale, armonico, animico. Un uomo, un monaco, sabbie e basalti che seguendo volontà e illuminazioni creano una forma che si parte da un centro, e lo riquadra in altre forme.

Farlo è meditare, vederlo, contemplarlo, è meditare ancora. Soprattutto se si sa come poi andrà a finire.

In Occidente l’arte è volontà di fermare il tempo, l’intuizione in una forma che garantisca la memoria di sé, dell’idea stessa e del suo artefice.

Il Mandala funziona a canone inverso: l’autore è puro mezzo (e Mandala significa pur mezzo, strumento). La forma non sarà mai per sempre.

Via, via. Distacco da tutto, anche dalla bellezza di questo mondo, che non è mai per sempre in quale forma la si riconosca.

Impermanenza, abbandono, allontanamento da ogni idea di sé e delle cose, per tuffarsi nell’armonia purissima di ciò che è eterno, e dunque senza forma.

E’ per questo che alla fine, il Mandala verrà distrutto. La sua forma dimenticata. E le sue sabbie e i suoi basalti policromi, restituiti alla loro natura primordiale, potenziale, nel nome dell’eterno divenire, pallida illusione di un Tutto che in Tutto lo sovrasta.

Allenarsi a questi abbandoni, a queste “piccole morti”, a questi addii, è pratica quant’altre mai salutari: acqua di vita per anime differenti, rivolte agli orienti del pensiero.

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