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La risposta dell'organismo allo stress

Daniela Salvucci 3877 PNEI

Come uno stress prolungato, fisico o emotivo può farci ammalare

Negli anni Trenta del secolo scorso gli studi dell'endocrinologo ungherese Hans Hugo Bruno Selye dimostrarono che il corpo reagisce ad uno stressor con una risposta detta sindrome generale di adattamento. Il termine “stress” (sforzo) era stato introdotto in campo medico dal fisiologo Walter Cannon intorno al 1910, per indicare una reazione di allarme prodotta nell’organismo da uno stimolo esterno. Nel 1936 Selye pubblicò poi un articolo su Nature in cui descriveva come degli animali sottoposti a diversi trattamenti estremamente duri (stressor), come scariche elettriche, freddo, calore, annegamento ecc., avessero come reazione ipertrofia della corteccia del surrene, atrofia del timo e delle ghiandole linfatiche, e ulcere gastriche.
Selye si rese conto che, indipendentemente dallo stressor  provocato agli animali, la risposta da loro attuata era la stessa, perché tutti reagivano producendo un eccesso dell'ormone cortisolo. Capì quindi di essere di fronte ad una reazione biologica sostanziale: il corpo attiva una risposta attraverso un asse legato alle ghiandole ipotalamo-ipofisi–surrene, le quali producono un insieme di sintomi e modificazioni biologiche.
Selye chiamò distress lo stress negativo ed eustress (giusto stress) quello positivo, a dimostrazione che lo stress di per sé non rappresenta un male, ma una risposta fisiologica dell'organismo; esso, cioè, è quello che ci permette di essere attivi ogni giorno, attenti agli stimoli esterni/interni in modo naturale e mantenere l'omeostasi (eustress), e diventa nocivo (distress) solo se questa risposta viene sollecitata insistentemente e si protrae a lungo nel tempo.

Recentemente, la risposta adattiva dell’organismo per mantenere l’omeostasi1, in risposta agli stressor è stata definita allostasi2 (dal Greco allos “altro, diversamente”), termine che significa al contrario “capacità di mantenere la stabilità attraverso il cambiamento”. La risposta allostatica allo stress è conosciuta come “combatti o fuggi”, l'organismo mette in atto tutta una serie di strategie come:

  • l'iperventilazione,
  • l'aumento del battito cardiaco,
  • la costrizione dei vasi sanguigni superficiali,
  • l'aumento del flusso sanguigno verso il cervello e i muscoli maggiori,
  • la mobilizzazione di energia dai siti d'immagazzinamento;

In tutto questo il Sistema Immunitario si adatta modulando la risposta nel modo più efficiente. Durante i primi trenta minuti alla comparsa dello stressor, il Sistema Immunitario viene soppresso ma non in modo uniforme, addirittura si potenzia in alcuni aspetti, ma quando lo stressor si protrae a lungo avviene l'immunosoppressione; questa risposta allo stress da parte dell'organismo una volta che il pericolo si è allontanato, viene poi riportata in condizioni omeostatiche dallo stesso.
Decenni di ricerche ed esperimenti hanno ormai stabilito che stimoli psicofisici stressanti sono alla base dell'equilibrio del sistema Psico Neuro Endocrino Immunologico, si sono evidenziate modifiche ormonali dopo un intervento chirurgico, dopo un incidente d'auto e dopo una competizione sportiva, studi sulle atlete e sulle ballerine hanno evidenziato che lo stress psicofisico porta a disturbi mestruali, attivando un disequilibrio dell'asse ipotalamo-ipofisi-gonadi. Si sono analizzati i livelli ormonali di adrenocorticotropina, di cortisolo, di catecolamine (adrenalina, noradrenalina e dopamina), di ormone della crescita e in alcuni casi di prolattina in persone in attesa di un intervento chirurgico, studenti in attesa di un esame, in chi ha subito l'improvvisa morte di una persona cara o chi si è separato dal coniuge, e si è visto che questa classe di ormoni in queste persone era considerevolmente aumentata.

La risposta dell'organismo ad uno stressor dunque, è la strategia attuata dal corpo per gestire al meglio la sopravvivenza in quel determinato momento. Non sempre però lo stressor è cosi facile da individuare, a volte è la “percezione” soggettiva dell'ambiente a rendere stressante una cosa che oggettivamente non lo è; il vissuto del soggetto, le sue emozioni, i suoi sentimenti e la sua personalità portano a percepire situazioni apparentemente normali come degli “allarmi” registrati precedentemente e depositati nel subconscio.

Avere uno stressor continuo – che esso sia fisico, psichico o emotivo – porta inevitabilmente a modificare la risposta adattiva del corpo e la stategia che l'organismo deve adottare per la sopravvivenza, se protratta nel tempo, può aprire le porte ad un eventuale patologia. (leggere: La Mente mente: come si potrebbe creare la patologia e Manifestazioni psicosomaticche: corpo e psiche)

1dal Greco omoios "uguale", e stasis "stabile", cioè "restare stabile rimanendo lo stesso"

dal Greco allos "altro, diversamente"

Bibliografia:

Bottaccioli, F. (2011) Psiconeuro endocrino immunologia. I fondamenti scientifici delle relazioni mente-corpo. Le basi razionali della medicina integrata. Red Edizioni, Milano.
Sapolsky, R.M. (2006) Perché alle zebre non viene l'ulcera? LIT Edizioni, Milano.

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